Potere = Violenza

di Nichi Stefi
regia di Giorgio Grossi

Messo in scena in Largo Richini durante una occupazione universitaria dalla Compagnia Il Doppio, in occasione del viaggio a BogotÓ di Paolo VI, Ŕ il frutto di un lavoro collettivo di ricerca dei momenti in cui il Potere si Ŕ espresso non con la Violenza sanguinaria e brutale, ma con la altrettanto pericolosa Violenza della parola, del denaro, dell'ideologia.
Il discorso di saluto ai campesinos colombiani diventa il filo conduttore di un excursus storico in cui l'ideologia dominante tenta di trasformare i sottomessi con la persuasione, con la violenza, con il ricatto morale e materiale.
La macchina scenica Ŕ un'enorme piramide che termine, al culmine con la tiara del Papa, alla base collaboratori dell'autoritÓ di vario genere, poliziotti, giannizzeri, servi sciocchi, inseriscono i campesinos sporchi e ribelli, nella machina lava-campesinos, da cui escono puliti, candidi, e sottomessi.
Una grande metafora, con brani umoristici, frammenti popolari e in vari dialetti, con momenti di teatro corale e coinvolgente ed altri di teatro gestuale e d'avanguardia e di partecipazione come l'inizio in cui soltanto alcune torce elettriche illuminano volti spaventati e stravolti sulle note dell'inizio de La sagra della Primavera di Stravinski.