Piemonte
Sudorientale

Autore:Nichi Stefi
Editore: Hobby & Work Publishing
Anno: 2003

Incipit:
Della vite in Piemonte si hanno testimonianze antichissime; Plinio il Vecchio  Nel primo volume dedicato al Piemonte abbiamo parlato della storia del Roero e delle Langhe, storia che, dal punto di vista vinicolo, è storia nobile. In questo volume dobbiamo parlare della storia del vino astigiano e monferrino che, nonostante la grande importanza economica, militare e culturale di Asti ed Alessandria, viene considerata meno importante. Il Barbera infatti è, nell’immaginario di chiunque, il vino da osteria senza blasoni, e, come vedremo in queste pagine, la storia agricola di questa zona è racchiusa nella storia del Moscato e del Barbera, per motivi diversi vini assolutamente dominanti.
Nulla di più fuorviante che indicare il barbera come vino senza storia.. Per interpretare in modo corretto le prime documentazioni dell’esistenza di questo vitigno bisogna dire due parole sull’oscuro etimo di questa parola. Secondo alcuni Barbera deriva dalla radice latina –alb- che contiene la nozione di bianco o da –arb- che contiene quella di albero. Pare difficile che si possa accostare il rosso e possente Barbera al concetto di bianco, ma anche Alba potrebbe avere lo stesso etimo, e il Columella ci spiega che albéra significa altura, ed Alba è veramente su un colle. Se questo fosse vero il vitigno albuelis, già citato in epoca romana, altro non sarebbe che l’odierno barbera, e significherebbe quindi uva che si piante sulle colline, regalando così a questo vitigno tutti i quarti di nobiltà, e questa è la tesi più accreditata.